Mafie nel Lazio, ecco il secondo rapporto

“Credo che il primo punto di contenuto nel rapporto sulle ‘Mafie nel Lazio’ sia nel titolo. Reputo che il titolo […]
Mafie nel Lazio, ecco il secondo rapporto

“Credo che il primo punto di contenuto nel rapporto sulle ‘Mafie nel Lazio’ sia nel titolo. Reputo che il titolo sia tale perché è noto ed è vero che c’è una tendenza istintiva a negare il fenomeno, come se dicendo che nel territorio c’è la mafia si fa del male al territorio. Noi diciamo il contrario, si parte da una consapevolezza. Chiamandolo per quello che è, Mafie nel Lazio. Non dobbiamo cedere alla tentazione del riduzionismo di questo fenomeno”. Così il presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti, intervenendo il 7 luglio alla presentazione del Rapporto ‘Mafie nel Lazio’, realizzato dall’Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione, in collaborazione con Libera. Il rapporto è stato presentato alla Casa del Jazz dal presidente dell’Osservatorio Gianpiero Cioffredi, alla presenza del procuratore aggiunto della Repubblica Michele Prestipino e del comandante dei Carabinieri del Lazio gen. Angelo Agovino e del  Capo del secondo reparto della Dia Maurizio Calvino.  Il volume, composto di oltre 200 pagine, e’ il resoconto delle principali inchieste giudiziarie sulle organizzazioni criminali nel Lazio, dei documenti istituzionali e degli interventi pubblici sul fenomeno mafioso, attraverso il volto violento dei clan.

“Il rapporto – ha poi aggiunto Zingaretti – è un contributo importante a far crescere la consapevolezza di quello che ci accade intorno. Ed è importante perché è un testo che finalmente unisce tutto ciò che è avvenuto senza paura di denunciare. Ringrazio della collaborazione il procuratore Prestipino, le forze dell’ordine, l’associazionismo perché in questo caso la regione ha svolto un ruolo che gli è proprio: quello di chiamare a raccolta lo Stato che combatte e produrre un testo molto molto importante.

Dal Rapporto si evince che nel Lazio operano 92 organizzazioni criminali, un numero in aumento rispetto al 2015, in cui erano stati censiti 88 gruppi. E’ quanto si evince dal Rapporto ‘Mafie nel Lazio’ dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalita’ della Regione, in collaborazione con Libera, presentato alla Casa del Jazz dal presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti, dal presidente dell’Osservatorio, Gianpiero Cioffredi, alla presenza del procuratore aggiunto della Repubblica, Michele Prestipino e del comandante dei Carabinieri del Lazio, gen. Angelo Agovino. Il volume, composto di oltre 200 pagine, e’ il resoconto delle principali inchieste giudiziarie sulle organizzazioni criminali nel Lazio, dei documenti istituzionali e degli interventi pubblici sul fenomeno mafioso, attraverso il volto violento dei clan.

Secondo il Rapporto le 92 organizzazioni criminali sono ‘famiglie’, cosche e clan che operano in associazione tra loro commettendo reati aggravati dal metodo mafioso. I boss gestiscono nel Lazio business che vanno dal narcotraffico al riciclaggio, dall’usura alle estorsioni. Il Rapporto traccia anche una cronologia delle indagini giudiziarie dell’ultimo anno, tra cui ‘Mafia capitale’, ‘Hydra’, ‘Imitation Game’.

“Roma e’ citta’ aperta criminale. Qui c’e’ uno scenario plurale, unico, incomparabile con il Sud e il Nord Italia, perche’ qui operano organizzazioni criminali diversi tra loro. E’ uno scenario multilivello”. Lo ha detto il procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino, intervenendo alla presentazione del Rapporto ‘Mafie nel Lazio’ alla Casa del Jazz. Secondo Prestipino il volume dell’Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalita’ della Regione “e’ in linea con quello dello scorso anno e serve a tutti perche’ da’ la possibilita’ di ragionare su una serie di fatti. La questione criminale a Roma, infatti, si declina in vari modi, soprattutto con la parola corruzione. Roma ha un grosso problema di corruzione.

Altro aspetto: stiamo registrando un passaggio di fase, che vede confluire le ricchezze per gli investimenti sul mercato romano, con in più’ la scelta di certi personaggi di rendere visibile il marchio di mafiosita’”. Prestipino ha poi segnalato come esista un modello sub culturale e di consenso sociale che crea effetti devastanti. “Ci sono personaggi che anche nelle piazze di spaccio di Roma cercano di essere rispettati e voluti bene dalla gente, anziche’ essere inutilmente temuti. Bisogna stare molto attenti a questi comportamenti perche’ poi il rischio e’ di finire come in certi vicoli di Napoli, dove le forze dell’ordine non possono entrare perche’ dalle finestre la gente lancia le lavatrici”. Infine Prestipino ha sottolineato che “lo Stato c’e’, e’ presente, non e’ rinunciatario e a Roma si e’ creata una squadra che si chiama Stato”.

Mafie nel Lazio – II volume

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